benvenuti

Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.

lunedì 30 settembre 2013

Mi sembra di morire...




Mi sembra di morire da solo

quando l’alba imbianca la notte
e oscura le stelle.



Il gelo fodera i prati
e scricchiola
i tuoi passi nel verde.



Il muschio del nord
parla gaelico 
sul tronco del cedro.



Un raggio di sole
accende visioni 
nelle ombre del bosco.

Lorenzo Poggi

RICORDI

Giorgio Pirotta: Ricordi 1984

Gentili frammenti di vita
ricordi
di una stagione infinita
vissuta o immaginaria
pure bugiarda

mi si incollano alla pelle
m'oscurano la vista
mi trapassano i sentimenti
e non mi creano dolore

Perché?

Gavino Puggioni
da Nel silenzio dei rumori

domenica 29 settembre 2013



La gentilezza non costa nulla, ma rende il mondo migliore, le nostre giornate più serene, e ha sempre un ritorno positivo!
BUONA DOMENICA!

sabato 28 settembre 2013

SMEMORIA E MEMORIA POETICA


Ora questo mio libro è entrato nel Consorzio Sistema Bibliotecario Nord-Ovest (csbno) ovvero del circuito bibliotecario nord-ovest di Milano. Questo significa che si potrà prenderlo in prestito nelle biblioteche civiche di cui all'elenco qui sotto riportato. Se volete prenotarlo, lo potete fare presso la biblioteca più vicina a casa vostra. Danila Oppio
Villa Cortese                             

OH BELLA!


Oh bella!

Questa ancora
Non l’avevo immaginata
La tazzina innamorata
Del suo piattino da caffè

Molti oggetti vanno a coppia
Il cucchiaio e la forchetta
Il pedale e la bicicletta
Ogni cosa ha la sua doppia

Oh bella!

Solo io cammino sola
Senza un bastone cui poggiare
La mia mano insicura
E un braccio cui contare
Che mi regga di misura?

Oh bella!

Spero solo che qualcuno
Un po’ maldestro di sicuro
Non frantumi la tazzina
E il piattino ormai spaiato
Si ritrovi tutto solo
Sarebbe proprio un peccato
Per quel bacio rovinato!

Danila Oppio
Inedita

RIPOSO

(l'immagine è emblematica:pareti bianche, la sedia sollevata, impossibile trovare pace)

Un riposo immeritato
Una sequela di giornate
spese nel dolore

Allungo sguardi
cerco pensieri emozioni
che m'appaiono lontani

Cerco segni e sogni
volti cari
ma la parete è bianca

Cerco rumori
nel silenzio meridiano
e non li trovo

E' l'assente del mio presente

Gavino Puggioni
Da Nel silenzio dei rumori

venerdì 27 settembre 2013

ITALIANS FOR DARFUR: basta silenzio sulla crisi in Sudan




 Cari amici, 
Siamo rimasti in pochi a voler parlare di Darfur e Sudan, da quando la crisi in Siria e le logore vicende politiche nazionali colmano i video e le edicole ogni giorno. Eppure ci proviamo, ancora una volta, a richiamare l'attenzione su una crisi umanitaria immane, che non accenna a migliorare da dieci anni.
Vi invitiamo a leggere gli articoli segnalati nella nuova edizione in PDF della newsletter, certi della vostra attenzione, e a condividerne i contenuti con i vostri amici e conoscenti.
Vi invitiamo inoltre al prossimo importante evento, a Londra, organizzato da Italians for Darfur Onlus e Voice for Nyala, la campagna inglese promossa da Elena Ghizzo che ci supporta con grande impegno e sensibilità.
Vi aspettiamo martedì 8 ottobre alle ore 19.30 al Nolias 11, 56 Stamford Street, SE1 9LX Londra, dove si esibiranno molteplici artisti per la raccolta fondi da destinare alla ricostruzione dell'ospedale di Nyala.


ASCOLTA


Quando ti affanni per arrivare
quando corri e non ne hai i mezzi
perché non hai una meta
quando parli e nessuno ti ascolta
quando credi di essere e di apparire
nell'inutilità del tuo mondo
allora, credimi,
è il momento di fermarti
e di tacere.

Ascolta il tuo silenzio, se ne hai la forza
guardati attorno, anche se non vedi
avvolto come sei dal vuoto dei tuoi sentimenti
e di tutto quello che non hai fatto
ma che potevi

Ascolta, perché la festa è finita

Gavino Puggioni
da Nel silenzio dei rumori

giovedì 26 settembre 2013

DIALOGHI


- Perché sei qui tra noi?
- Perché, non posso?
- Certo che puoi, bambina mia!
- E allora perché quasi mi scacci?

- Voglio dirti che questo posto
dove viviamo, non è per i bambini
è per gli adulti
ormai abituali ai dolori
alle guerre inutili, agli assassini
al disordine umano
che tu non devi toccare
né col cuore, né con le mani

- E tutti gli altri bambini
che sono passati?

Sono soltanto passati
disperati e feriti
verso altre terre
e non sono più ritornati!

Gavino Puggioni
Da Nel silenzio dei rumori

mercoledì 25 settembre 2013

NEL SILENZIO





Nel silenzio
dei rumori

Un viso di bambino
abbandonato
mai amato  

                                                            creatura dell'Universo

ci saluta

Le sue mani tremule
come foglie al vento

La voce fioca
e la bava bianca
di fame e di sete     

                                                              labbra di sangue

ci parlano...

e ancora ci stanno parlando
Ma noi siamo sordi!


Gavino Puggioni
da Nel silenzio dei rumori


martedì 24 settembre 2013

ANIMA MIA



anima mia
libera il tuo volo
sul mare del mattino
il cielo geme spazi azzurri
ove un gabbiano innamorato
intreccia voli di solitudine.

anima mia
ascolta il richiamo del vento
sale dai flutti bianchi
a suonare l’arpa della luce
sul pentagramma dell’orizzonte.

anima mia
ascolta il mio cuore

anima mia
rispondi

Giovanni De Simone

(Inedita)


UNA FAVOLA PER UNA BAMBINA



 Un cancello del condominio Le Ginestre che si apre a comando, con le case adagiate nel verde di prati sardi sempre curati, adombrati da vecchi pini ed abeti che, forse, facevano parte di una foresta grande grande, incontaminata, mai violata da mani umane, abitata da uccelli piccoli e grandi, da gabbiani in cerca di una cova, da lucertole e da bisce innocue e striscianti al sole caldo di luglio.
Di fronte, il mare, a cento passi, accogliente, a volte bizzoso, a volte minaccioso.
I grandi, gli adulti, non lo vedono e neanche lo rispettano. I bambini sì che lo rispettano perché vedono nelle onde altalenanti il movimento scomposto di giganti marini che si avvicinano e si allontanano e allora, non conoscendoli, vogliono starne a distanza.
Il fragore delle onde che si abbattono sulla spiaggia é, per loro, un monito, un avvertimento che li costringe a stare lì, sulla battigia, a costruire, con manate e colpi di piedini, piccoli grandi castelli che, dopo, cederanno alle acque prepotenti delle maree.

E qui avviene e si svolge la favola di Camilla, anzi incomincia proprio dall'ingresso in quella pineta dove Gavino, futuro nonno, vuole fare il nonno, ma non ci riesce.
Però trova due rami d'albero rinsecchiti e decide di ripulirli da foglie secche inutili; prova a limare i nodi che possono far male e riesce a fare due finti bastoni. Fa finta di appoggiarvisi, quasi in un dinoccolare lento e faticoso, proprio come si addice ad un nonno vecchio e malfermo sulle gambe.
Camilla lo vede, ride e tenta di imitarlo, ma non ci riesce. Lei prende un bastone e, tenendolo in mano, lo affonda nella sabbia umida, come a dimostrare il suo peso sulla terra che cede.
Dopo, i due bastoni vengono conficcati, a breve distanza, nella rena umida, uno di fronte all'altro, quasi a disegnare un confine. Sulla loro cima sventolano già due fazzoletti bianchi e pare che salutino chi viene e chi va.
Dentro quel confine, come per magia, c'é già un castello, coi suoi torrioni e le sue stradine, frequentate da tanti guerrieri che hanno la forma di pezzi di foglie, di alghe verdognole e gialle. Ci sono cani e gatti e pure porcellini, ignari del loro destino.
Camilla vuole anche la macchina, come quella di papà, pensa, ma quel nonno le dice che nei castelli non ci sono mai state macchine, se non quelle della guerra, ma questo non glielo spiega e fa bene.
Allora vuole una festa di bambini, come lei, e il nonno che non é nonno, toglie dalle viuzze del castello i guerrieri e mette tanti bambini, creandoli dagli steli delle erbette colte lì vicino.
Camilla ci crede e, addirittura, ne fa cadere uno, di quegli steli, al quale aveva dato un nome di una sua amichetta, evidentemente antipatica e scontrosa. Il nonno la invita a chiedere scusa, ma la sua ragione é più forte e non cede e lui non osa chiedere perché.
L'innocenza é forte, ma la volontà, a volte, sovrasta l'innocenza.

Ora il sole brucia, i bagnanti sono tutti spaparacchiati a prendere la tintarella e qualche bambino s'é ricoperto di una maglietta o é corso sotto l'ombrellone di mamma e papà, per evitare già evidenti arrossamenti, se non scottature.
Meno male che Camilla questo problema non ce l'ha. Lei continua a divertirsi e a scorrazzare intorno al suo castello, popolate delle sue fantasie che riesce a trasformare in piccole sue realtà. Realtà che, alla fine, riesce ad imporre alla nonna vera, ad un altra finta nonna e a quell'altro sempre finto nonno.

Camilla continua a fantasticare, anche perché il castello è ancora integro, nonostante qualcosa lo minacci da vicino.
·       Come si chiamano il Re e la Regina di questo castello? - domanda – e i figli, i principini?-
·       Che domanda difficile per il finto nonno, ma la fantasia lo aiuta.
·       Si chiamavano, lui, Re Pensiero e lei Regina Speranza. I figli principini, che erano tanti, non avevano un nome proprio, troppo faticoso a ricordare. Tutti si chiamavano Amore, in onore al sentimento che li aveva creati!-
·       Re Pensiero? - si meraviglia la bambina.
·       Sì, sì – si affretta il finto nonno – perché era un Re che pensava molto e bene per i suoi sudditi, che lo adoravano. Regnava con amore, appunto, e rispettava tutti gli abitanti del suo piccolo regno, dando a ciascuno una casa, un lavoro e la possibilità di partecipare alle riunioni del governo, che doveva decidere dell'avvenire di quel territorio.-
Camilla, interessata, ascolta quasi incantata, ma non si sta accorgendo, ahimè!, che quel finto nonno sta facendo fatica a ricordare quegli episodi, che lui stesso ha preso in prestito da un'altra favola.
Il brusio delle chiacchiere intorno e la radiolina di qualche maleducato confondono, alla fine, quel racconto e l'affondano per davvero. Già nell'ora del primo pomeriggio la brezza è diventata venticello, il quale, approfittando della sua prepotenza, ha ingrossato le onde e le ha mandate ad infrangersi esattamente attorno al castello, inghiottendolo.

 Gavino Puggioni
Da Nel silenzio dei rumori






domenica 22 settembre 2013

EMOTIONS di Ilana Yahav



Disegnare con la sabbia, con le mani, velocemente...è pura creatività e questa performance dell'artista lo dimostra

Biografia, scritta nella sabbia

Come tutto è cominciato – il suo destino nella vitaIlana Yahav  pouring sand

Ilana ha sempre saputo che il suo destino sarebbe stato nel settore artistico: pittura, scultura, e le arti plastiche in generale. E ha sempre cercato modi nuovi e originali per esprimere la vasta gamma di emozioni e sentimenti umani.
“L’esperienza del contatto diretto con la sabbia mi affascinava già quando ero bambina.” ricorda Ilana: “È stata un’infanzia felice lungo le rive del Mediterraneo, che vedevo ogni giorno andando a scuola. Disegnavo una storia personale, una specie di diario vivente nella sabbia. Disegnavo velocemente, prima che arrivasse l’onda e spazzasse via tutto. Ne ero incantata. Rimanevo lì e guardavo finché il disegno non spariva, rendendomi conto che tutto è transitorio e temporaneo…”
Così è naturale che l’arte della sabbia diventasse il grande amore della vita di Ilana. La capacità di creare una storia commovente usando strumenti naturali e semplici era per lei un concetto molto entusiasmante e divenne la forma principale della sua arte.
L'artista ha fama internazionale, è lei che ha disegnato la pubblicità ENI.

25 aprile




Color più non hanno,
i morti

 parole

Solo silenzio e sangue,
disciolti

a nutrir della terra i solchi.

 

Laura Vargiu

Aprile 2013

Risposta al videomessaggio di Berlusconi


Troppo bella per non pubblicarla!
Me ne prendo la responsabilità
Webmaster Danila

venerdì 20 settembre 2013

In questa terra




Pare di senso
e parole d'amore
per chi si ama
Parole inutili
per chi non si ama
Parole nel dubbio
per chi è nell'ombra
Parole di paura
per chi non si vede
Parole di speranza
per chi crede

Parole profane
blasfeme e stupide
per gli inetti
in questa terra

Parole di bambini
di innocenza
che sono per noi
per tutti

Ascoltiamole
sono un tesoro.

Gavino Puggioni
da Nel silenzio dei rumori

Temporale



Quel temporale uggioso
tuoni e lampi, lampi e saette
e ancora tuoni
due giorni è durato
ingrigendo le mie ore
e sbiancandomi le vene

ho sprofondato le scarpe
in pozzanghere di lacrime
e inzuppato gli abiti di tristezza
e m'ammalai

Ma stasera, guardando fuori
da una finestra dell'anima
ho intravisto un roseo tramonto
nubi allegre come scolarette
uscite da scuola

Domani ne son certa
il sole asciugherà
questo dolore

Danila Oppio
Inedita

giovedì 19 settembre 2013

LE MORTE CHITARRE


La mia terra è sui fiumi stretta al mare,
non altro luogo ha voce così lenta
dove i miei piedi vagano
tra giunchi pesanti di lumache.
Certo è autunno: nel vento a brani
le morte chitarre sollevano le corde
su la bocca nera e una mano agita le dita
di fuoco.
             Nello specchio della luna
si pettinano fanciulle col petto d’arance.
Chi piange? Chi frusta i cavalli nell’aria
rossa? Ci fermeremo a questa riva
lungo le catene d’erba e tu amore
non portarmi davanti a quello specchio
infinito: vi si guardano dentro ragazzi
che cantano e alberi altissimi e acque.
Chi piange? Io no, credimi: sui fiumi
corrono esasperati schiocchi d’una frusta,
i cavalli cupi i lampi di zolfo.
Io no, la mia razza ha coltelli
che ardono e lune e ferite che bruciano
(Salvatore Quasimodo - Il falso e vero verde, 1949-55)