benvenuti

Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.

giovedì 28 febbraio 2013

LA VITA DEL CIGNO



La ballerina è fra le braccia
dell’amore amato o poesia.

 Sa di non sapere ed ivi
s’acquieta coincidendo. Il cigno
celebra la vita a braccia aperte
così. Ed è la musica
incarnata, amore nell’amore
ali bianchezza luce stelle
nel grande buio che grida
e colma. La fanciulla
è sostenuta sospesa elevata
risollevata sulle punte dei piedi
feriti e sul cuore
attraversato che si scioglie
a colori d’azzurro e di vento, eccomi
eccomi.

 Domenica Luise

Disegno eseguito al computer da Domenica Luise


SUONI


Praga: la Moldava impetuosa



Ha suonato
Per tutta la notte
Il violino che ieri
Scordato, taceva

Le grotte di Fingal
Come vorrei in loro
Perdere i miei passi

La Moldava, impetuosa
Scorreva ruggendo
L’Imperatore, nella reggia
Danzava il suo valzer
Ignaro

Danila Oppio

EPIFANIA



Due gabbiani
librati in volo
sotto un cielo
di piombo
l'aria violentata
da un velocissimo vento
le stradine deserte 
scivolose per la pioggia
sotto un castello
antico
dove noi
pochi audaci e ciarlieri
camminiamo
liberi e quasi isolati
nel silenzio.

Ma non siamo soli..

Gavino Puggioni
6 gennaio 2003
Da L'arcobaleno in giardino

mercoledì 27 febbraio 2013

CITTA' DI NOTTE


Nuvole di cenere
sopra un fuoco
ormai spento
nascondono
tremule stelle
impaurite

Il faccione vagante
della luna
violata
m'appare più triste
e vuol sottrarsi
alla vista
della terra imbruttita.
Nella piazza
dalle diafane luci
un cane randagio
s'aggira
avido di prede rifiutate

Lo seguo
e di lui mi rimane
una ribrezzevole scia
come di miasmi
in una fogna antica 
Alberi carezzati 
da un vento traditore
s'allungano
in scheletri di niente
e par vogliano
unirsi
incontro alla furia
che ne verrà all'indomani

Spettacolo ripugnante
quello
d'una città assopita
piena di brutture
e di mistero
a me impenetrabile

E in fondo
alla via d'ogni giorno
una macchina
del "trenta"
mi squarcia
quel silenzio
e mi ferisce il cuore
ora simile alla luna violata

Gavino Puggioni
1959
Da L'arcobaleno in giardino

MOVIMENTI DEL CUORE


Al tuo apparire
Uno stupido cuore stupito
Ferma il suo pulsare

Poi  si ode
Il battito, scandito
Come di piccoli passi
In un incedere scalpitante
Su un viottolo si sassi
Quasi avesse fretta
Di correre da te

Ma, chiuso nella gabbia
Prigioniero di un castello
Costruito sulla sabbia
Si ferma e tace
Quando avrà pace?

Danila Oppio

1998
Inedita

ESTRANEO

Van Gogh: la sedia

Come la sedia di paglia
 dimenticata nell’angolo
della cucina annerita
insieme alle pietre sconnesse
 del cotto d’un tempo,
 così mi vedo, senza voce in capitolo,
 come vecchia stampella
 di abiti ormai fuori moda.


Non so di che parlate,
 ho perso la voglia
d’andare in stazione
 e prendere nota
delle facce affacciate
 che sfrecciano via
 nel calderone dell’attualità.

Resto silente a pensare
 al mio mondo,
 fatto di alberi, prati e orizzonti,
e tanti perché come foglie
sempreverdi d’autunno.

Lorenzo Poggi
Da Muretti a secco

martedì 26 febbraio 2013

CUORE!




Cuore! Tu ed io, stanotte
Lo dimenticheremo!
Ti scorderai il calore che ti dette
Io scorderò la luce!

E avvertimi, ti prego
Quando sarà finito
Così potrò di nuovo cominciare!
Fa presto! Perché fino a quando indugi
Io lo ricordo ancora!

Emily Dickinson

L'UOMO DELL'ALTRA SPONDA


Quella figura
lontana da te
e pur tanto vicina
che segue una strada
alla tua parallela
e della tua diversa.
Quell'uomo dell'altra sponda
è un tuo simile
uno che attraversa
le vie del mondo
e non sa perché.
Non discostartene
Convergi
e vagli incontro
Sorridigli sincero
porgigli una mano
manca o dritta
e digli: sono tuo fratello!
E non divergere più!

Gavino Puggioni
1959
Da L'arcobaleno in giardino

GALLERIA D'ARTE: JLYA REPIN


Qui sotto, alcuni dipinti di Repin, che fanno parte della grande produzione pittorica dell'artista,
I primi tre riguardano l'esecuzione dei ritratti di alcuni illustri personaggi che l'ottimo artista russo eseguì, lasciandocene il ricordo.




Modest Mussorgsky
La particolarità di questo dipinto consiste nel fatto che
il grande compositore, alcolista, morì, dieci giorni dopo essere stato ritratto, presumibilmente per cirrosi epatica
Anton Rubinstein compositore e direttore d'orchestra russo, 
non imparentato con il pianista Arthur Rubinstein
Leon Tolstoj


Ilya Repin:autoritratto

La moglie del pittore Vera
  la figlia di Repin
Bambina con fiori:la figlia

La bionda
Ritorno inaspettato
Che libertà!
attraversando il ponte

I

Ilya Yefimovich Repin (russo: Илья Ефимович Репин, ucraino: Ілля Юхимович Рєпін, 5 agosto [OS 24 luglio] 1844-29 settembre 1930, Kuokkala, Viipuri Finlandia. Oggi Kuokkala è stata ribattezzata Repino, in onore del grande artista.
Jlya Efimovich Repin è nato nella città di Kharkov Chuguev nel cuore della regione storica chiamata Sloboda Ucraina. I suoi genitori erano  coloni militari russi. Nel 1866, dopo l'apprendistato con un pittore di icone locale denominato Bunakov e lo studio preliminare della ritrattistica, si recò a San Pietroburgo e fu subito ammesso all'Accademia Imperiale delle Arti come studente. Dal 1873 al 1876 sulla indennità dell'Accademia, Repin soggiornò in Italia e visse a Parigi, dove è stato influenzato dalla pittura impressionista francese, che ha avuto un effetto duraturo sul suo uso della luce e del colore. Tuttavia, il sio stile è stato quello di rimanere più vicino a quello dei vecchi maestri europei, in particolare Rembrandt, e non divenne mai un autentico impressionista. Nel corso della sua carriera, è stato vicino alla gente comune, ritraendola, da cui lui stesso ritrovò le sue origini, e ha spesso dipinto gente di campagna, sia ucraina e russa, anche se negli ultimi anni dipinse anche membri dell'elite imperiale russa, gli intellettuali e le aristocrazia, tra cui lo zar Nicola II.

lunedì 25 febbraio 2013

CON TE CHE INTIMITA'!


Con te che intimità!
Fiochi orologi battono le ore
son come l'eco di giorni lontani.
Vienimi accanto e parlami d'amore
ma piano, sottovoce.

Si è aperta, non so dove,
altrove una porta tra i fiori.
La sera dai vetri ci ascolta.
Restiamo in silenzio là fuori
nessuno sa di noi.

Rainer Maria Rilke

STRADE


Lastricate 
e polverose
strade del mondo
incuneate
tra mostri di pietra
dov'è
trascorso veloce
e sta trascorrendo
il disordine
del genere umano


1959
Gavino Puggioni
Da L'arcobaleno in giardino

E PERCHE' DOVREI ANDARE IN GRECIA





E perché dovrei andare in Grecia

o a Creta o in Egitto o a Siviglia,
e perché sognerei
gli atolli dalle verdi lagune,

mio fratello non è là.

I suoi occhi infinitamente tristi
infinitamente dolci in cui brilla
quel radioso sorriso,
questo universo senza pupille
non sapeva che cosa farsene.

E la Sardegna, sì, Paola,
un tempo, è bella, avrei potuto scriverti;
ma ora,
..............ed è questo che vorrei che udissi,
Aldo che dormi accorato ancora
di ciò che non avesti,
....................................................non è che limo
e cenere come ogni cosa: bello e gentile,
nulla, se non quel nulla ch'è un cuore d'uomo.


HELLE BUSACCA

domenica 24 febbraio 2013

Bella - Cocciante canta Cocciante




Gli stessi cantanti-attori dello spettacolo Notre Dame de Paris, senza il trucco da scena.
Bellissima!

Notre Dame de Paris - Bella





Bellissimo pezzo di Notre Dame de Paris, spettacolo d Riccardo Cocciante

BUON COMPLEANNO MATILDE!!

Matilde con la sorella Aurora
24 febbraio 2013

Un uccellino ci ha bisbigliato che oggi è un giorno speciale:
la bionda e bellissima Matilde compie gli anni...quanti sono?
1...2...3....4...5...6....7! Sette splendidi anni che hanno rallegrato
la famiglia Puggioni, quella del papà Alessandro e della mamma Gabriella, della sorellina Aurora e dei nonni e zii e cuginetti.

Allora ci vuole una torta speciale, vero? E tutti a cantare...
tanti auguri a te, tanti auguri a te...tanti auguri Matilde, tanti auguri a te! (e una fetta di torta a me!)



Ed infatti... di questa torta, ne ha preso una fetta il topolino golosino. Ma solo per festeggiare Matilde!
E chissà quanti bei regali!
Tanti auguri, Matilde, da tutti gli amici del blog di nonno Gavino!



sabato 23 febbraio 2013

LA DELUSIONE DELL'ILLUSIONE





Mancano poche ore perché le urne di oggi, domenica 24 e di domani lunedì 25,possano vomitare i loro contenuti, quei pezzi di carta colorata, piegata in otto volte e consegnato a noi elettori, ciascuno nelle proprie sedi o seggi elettorali..
Ebbene, “dall'alto” delle mie primavere, posso senz'altro affermare che, mai e poi mai, una campagna elettorale sia stata più brutta di questa che ormai abbiamo vissuto.
Dico brutta, ma è eufemismo, ma aggiungo che è stata una campagna di inciviltà e di maleducazione, di mancanza di rispetto dell'avversario, di colpi bassi e proibiti, coi protagonisti costretti a rincorrersi non sulle cose da fare ma su quelle in cui superarsi, sproloquiando a destra e a manca, balle sopra bugie, intenzioni sopra utopie, sorrisi artefatti per celare un dolore che essi pure avranno provato.

Ora, in piena meditazione, mi accorgo anch'io di essere diventato un numero, utile spero, uno di quei tanti milioni di miei concittadini che andranno a votare il simbolo politico che più li rappresenta, anche se una volta eravamo abituati a “crociare” su Tizio, su Caio e su Vattelapescà.
Sono uno di quelli che ha letto i loro proclami, di aspiranti onorevoli (?), i loro “vinceremo noi”, con le tasse da abbassare, in piena libertà illegale, con i loro”tutti fuori questi ladroni!” “gli onesti siamo noi!”, “siamo noi che vinciamo”, “noi che rifaremo l'Italia!”, “dovete credere in noi!”, come coloro  che, ahimè!, si sono già presentati agli sportelli delle poste italiane per riavere indietro gli euri, (plurale di convenienza!), pagati per l'IMU.

Che paese che è il nostro! Sì, sarà anche vero che siamo un popolo di credenti, ma in cosa, ancora e a distanza di tanti anni di repubblica, non s'è capito.
Di sicuro crediamo sempre al primo o l'ultimo imbecillotto che attira la nostra.........non mi è venuta la parola, perdonatemi!, mettetela voi se mi leggerete.
Crediamo senz'altro nella confusione, ad essa ci siamo abituati, però, epperò, dobbiamo smetterla di farci prendere per i fondelli e una buona volta! E questa parrebbe l'occasione giusta.

Ma non ne sono sicuro!..solo poche ore e dopo...


Gavino Puggioni

IMITANDO S'IMPARA

Renoir. le bagnanti originale

Renoir: le bagnanti  Falso d'autore personalizzato
di Danila Oppio




Renoir è Renoir, e ovviamente...io non lo sono! Ma posso dire che, cercando di riprodurre un dipinto d'autore, se ne impara a conoscere le tecniche, i particolari. In questo caso, Renoir ha dipinto il suo quadro con colori ad olio, per il mio dipinto, invece, ho utilizzato i gessetti ad olio, che sono altra cosa e richiedono una tecnica diversa. Altro particolare non da poco: non avevo a disposizione l'originale o quanto meno una copia in grandezza naturale, per cui, utilizzando come modello una fotografia ridotta del dipinto del grande Renoir, è stato molto difficile riprodurre nel dettaglio i particolari. Se notate, il braccio della giovane donna a destra, è più disteso rispetto a quello nell'originale, e tanti altri particolari sono modificati. Resta inteso che non intendevo realizzare una copia perfetta come falso d'autore, piuttosto mio scopo era di studiare i giochi di ombre e luci, la proporzione dei corpi, il movimento dell'acqua. Oltretutto, il quadro è stato fotografato male, per cui le immagini risultano un po' deformate. Mi è rimasta solo la foto, purtroppo, poiché il dipinto è stato trattenuto dal mio maestro d'arte, e lasciato alla scuola. Quella di cui sotto, che io a suo tempo ho frequentato nei corsi dell'Università Libera di Zona.


Disegnare, dipingere: facile, difficile? Questa è la domanda che si pone l’allievo che si iscrive al corso di arti pittoriche di UALZ.
Nei giorni prescelti, all’inizio con una certa timidezza, poi con maggiore disinvoltura, cercherà di apprendere nozioni e tecniche per eseguire disegni e dipinti.
L’aula in cui si svolge la lezione è luminosa, un po’ retrò e fa pensare ad uno studio da pittore impressionista.
Qui l’allievo trova altri che, come lui, hanno scelto di provare a realizzare un sogno che avevano da tempo.
Su indicazione dell’insegnante, porterà con sé un album da disegno, una matita HB, una B2 e una gomma e traccerà i  segni su un foglio; l’insegnante lo indirizzerà in un crescendo di difficoltà fino a portarlo a dipingere con sicurezza.
Sarà importante acquisire familiarità ed imparare a controllare una gamma di materiali da utilizzare nelle varie tecniche che spaziano dalle nature morte ai paesaggi, usando mezzi diversi: matita, carboncino, gessetti, olio.
Col tempo poi, basterà sollevare la testa, guardare attraverso una finestra che dà su un giardino, oppure un campo verde circondato da alberi dal ricco fogliame oltre il quale si intravedono tetti e colline ondulate, per far sì che l’occhio registri sensazioni, atmosfere, luci, e la mano, guidata dall’emozione, le fermerà sul foglio o sulla tela.


L'aula che ho frequentato è questa, e l'insegnante, il pittore Silvano Barichello ( che indossa il camice bianco, mentre spiega la tecnica del disegno alla signora sulla destra della foto) è stato mio buon maestro.

Danila Oppio

GALLERIA D'ARTE: PIERRE AUGUSTE RENOIR

Bagnante seduta

ragazze al piano
Piccola disegnatrice
Bambina con annaffiatoio
La colazione dei canottieri
La dormiente
al ballo


Giovane ragazza
Innamorati
Pierre Auguste Renoir

Nato a Limoges il 25 febbraio 1841 da una famiglia di artigiani, Pierre Auguste dall'età di quattro anni è con la famiglia a Parigi, dove il padre, un modesto sarto, spera di migliorare le precarie condizioni economiche. A quattordici anni entra in una scuola serale di disegno, lavorando duramente il giorno, prima presso un decoratare di ceramiche, poi presso un pittore di stoffe e ventagli. Iscrittosi nel 1862 all'Ecole des Beaux Arts, frquenta l'atelier di Gleyre, ove entra in contatto con Monet, Bazille, Sisley.
Nel '63 va spesso al Louvre a copiare gli antichi e nella foresta di Fontaine bleau a dipingere dal vero; ed è a Fontaine bleau che incontra Diaz, l'anziano maestro della scuola di Barbizon, che gli insegna ad amare la natura e il colore.  Nel 1868 la Lise è accettata al Salon, ottenendovi un discreto successo. Renoir frequenta ora il gruppo che si raccoglie al Cafè Guerbois: Manet, Degas, Pissarro, Cézanne, Fantin Latour, lo scrittore Zola, il fotografo Nadar.
Con loro organizza la prima mostra delle opere del gruppo, nel 1874, presso lo studio di Nadar.
Per dissensi con Degas non partecipa alle successive dell''80 e dell''86.
intorno al1880 si innamora di una sua modella, Aline Charigot, che diventerà sua moglie. Nel 1881 compie un viaggio in Italia; la conoscenza della pittura di Raffaello e degli affreschi pompeiani sarà fondamentale nel suo percorso stilistico. Renoir gode ora di una certa fama e benessere economico; dipinge alacremente e continua a dipingere anche quando, colpito da violenti reumatismi, è costretto a farsi legare il pennello alle mani. Muore a Cagnes il 3 dicembre 1919, conservando nonostante tutto fino all'ultimo il suo entusiasmo e la potenza del suo slancio creativo.

AUTORI PUBBLICATI NELLA GALLERIA D'ARTE


AUTORI PUBBLICATI NELLA GALLERIA D’ARTE
(dove appaiono dei numeri, significa che oltre alla  galleria d’arte ci sono uno o più articoli biografici)

1.     DE SIMONE GIOVANNI 2
2.     SEGANTINI GIOVANNI 2
3.     BOTERO FERNANDO 2
4.     LUISE DOMENICA 2
5.     ANGELI MARISTELLA 2
6.     FIGARI PEDRO 2
7.     THORVALDSEN BERTEL 2
8.     MARC FRANZ  2
9.     VAN ROY DALI’ JOSE’ 3
10. ALMTADEMA LAWRENCE
11. AUTORI VARI: ROSSO DI DONNA
12. SALVADOR DALI’ 2
13. HOPPER EDWARD 2
14. SHILTIAN GREGORIO
15. MANARA MILO
16. RABARAMA
17. SCULTURE GRECHE
18. AN HE
19.  SASSU ALIGI 2
20. FRIEDRICH CASPAR DAVID
21. VAN GOGH VINCENT 2
22. WHATERHOUSE WILLIAM JOHN
23. DE LEMPTICKA TAMARA
24. CORONA MAURO
25. MUNCH EDVAR
26 OPPIO DANILA
27 RENOIR PIERRE AUGUSTE
28 REPIN JLYA
29 MAREE WILSON
30 DANILA OPPIO 3
31 FILIPPO PALIZZI
32 CARLA COLOMBO 2

Monti Csardas by Clara Cernat and Thierry Huillet



Straordinari....meravigliosi!

UN GRIDO



Una madre
dal cui cuore
si strappi
l'amato
germe
grida
grida.
E lei
allora
non è più di carne
ma di niente.
E' un grido

1959
Gavino Puggioni
Da L'arcobaleno in giardino

QUANTI UOMINI T''HAN POSSEDUTA....



Quanti uomini t'han posseduta, e sei sempre intatta


Quanti uomini t'han posseduta, e sei sempre intatta
vergine natura. Tu sei senza difesa,
la prima cosa di cui l'uomo si accorge, la prima
che critica e riduce, eppure, o privilegio
dell'adolescenza, l'uomo invecchiando ti dimentica
quel che sei stata per lui, e tu torni a te stessa
per altri. Nulla è più perfetto e fidato
in compagnia della vita dell'uomo, qualcosa
di santo è in te, inappagatrice. C'è in noi
dall'origine qualcosa che tu ignori, una fatica
una sproporzione, una coscienza e affermazione d'esistenza
che ti supera, e poi dimentica perfino,
incantatrice. Così anch'io al mondo
qualche anno son stato a superare a mia volta
la tua eterna castità colla mia passione mortale


Riccardo Bacchelli
da  Amore di poesia



venerdì 22 febbraio 2013

VITA D'OGGI (DOMANI SI VOTA)



Nella giungla della vita
ci sono
muti
trattati come bestie da soma
a servizio della corruzione
coperta di menzogne bavose
c'è
chi strizza
mammelle colme di latte e miele
e chi stringe la cinghia
ancora di un buco
ci sono
operai impiegati giovani
col cuore tagliato a pezzi
dalla lama dell'incertezza
e col desiderio di vivere
mangiando pane
e – perché no – companatico
ci sono
tristezza paura fame lacrime
e quelli che
con grassa mano
ficcano il coltello
nel fianco carta velina dei derelitti
ormai senza voce
ci sono
ci sono ora
mani dure come pietre
che schiantano le corna del toro
e
domani si vota

c'erano...
o ci sono ancora?!

Giovanni De Simone


MILANO, LE CENE E L'AMORE


Milano, le cene e l'amore. Quel Provinciale 
che parlava poco e sapeva essere generoso

Arrivò al «Giorno» vestito come uno di Cuneo... E qualcuno gli suggerì: «Per conoscere la città vai in casa Cederna»
di  GIULIA BORGESE 
Io me lo ricordo, il mio vecchio e carissimo amico, Giorgio Bocca, anzi «il Bocca» come era familiarmente chiamato, fin da quando arrivò a Milano, al Giorno di Italo Pietra: era un ragazzo chiaramente e dichiaratamente provinciale (e infatti sarà proprioIl provinciale forse il più bello dei suoi tanti libri) vestito come uno di Cuneo, la sua città, con maglioni lavorati a disegni di fiocchi di neve.

(TamTam)
Lui stesso ricordava che arrivato a Milano non conosceva nessuno, ma qualcuno al giornale gli aveva suggerito: «Per conoscere la città vai subito in casa Cederna». E lui così aveva fatto, e lì da mia zia Camilla e mia nonna Ersilia lo incontravo spesso. Aveva fatto una intera pagina sul Giorno – mi pare una pagina a colori, che allora sui quotidiani era una rarità - intervistando un gruppo di miei amici, giovani della borghesia che si affacciavano appena al mondo del lavoro: chi era avvocato, chi industriale, chi designer, chi pubblicitario… E tutti poi sono diventati suoi amici. Lui allora aveva casa in via Pascoli e possedeva un magico libro di cucina, «Il cuoco piemontese», settecentesco e un po’ unto e consunto: di lì si ispirava per certe sue cene indimenticabili. Per esempio telefonava alle sei del pomeriggio e diceva, col suo bell’accento piemontese che non aveva mai perduto: «Ho finito l’articolo e adesso faccio il manzo al cucchiaio, venite alle nove»                
Il buon mangiare e il buon vino facevano parte integrante della sua vita, per esempio una delle ultime volte che ho pranzato a casa sua nella via privata Giovannino De Grassi, tra via San Vittore e corso Magenta, mi aveva attirato con la promessa di assaggiare un forma del famoso formaggio Castelmagno che gli avevano appena regalato. Aveva sposato nel 1972 o ’73 una mia amica della Valtellina, Silvia Giacomoni. Anzi ero proprio stata io a presentarli, tutti e due da poco abbandonati dai loro rispettivi coniugi, tutti e due un po’ tristi e soli. Incredibile, in un attimo il carattere valtellinese di lei e quello piemontese di lui si sono accordati, e loro si sono proprio innamorati, di un amore che è durato fino ad oggi. Giorgio aveva una figlia, Nicoletta, la Silvia due bambini Guido e Davide: in breve hanno messo su casa insieme, in via Bagutta, dando vita a una grande e nuova famiglia. In vacanza andavano tutti nella bella casa in Val d’Aosta oppure sulla barca a vela che tenevano a Lerici, con Davide che era diventato subito un bravissimo skipper.
(ItalyPhotoPress)
Parlava poco, il Bocca, aveva conservato quella sua simpatica ruvidezza montanara –o partigiana- ma sotto le camicie a quadri che gli regalava il Tai Missoni, batteva un cuore –come si usa dire- davvero generoso: spesso sapeva addirittura essere dolce se un amico era un po’ depresso e aveva bisogno di speciale affetto. E di amici ne aveva molti. Adesso sta per uscire il suo ultimo libro e –mi dice Carlo Feltrinelli, il suo editore- è almeno riuscito e vederlo finito, a prenderlo in mano, a guardarselo bene. Ma che dire? Il Bocca è una persona indimenticabile .
26 dicembre 2011