benvenuti

Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.

giovedì 31 gennaio 2013

PUNTO DI EQUILIBRIO

La notte ha un punto nero nel quale mi risveglio, la placidezza

al centro del tifone nel giallo dei lampioni tra le serrande e
la luna e le stelle. È strano.

 Da dove come perché
e verso quale traguardo voliamo tutti
oltre tempo spazio e caducità.

 Il punto interrogativo
è un vecchio gobbo con gli occhi a terra
o uno spaventapasseri o un bastone
per la professoressa zoppa. Una gruccia
senza scopo perché manca l’abito corrispondente
e un appiglio disoccupato, che sta lì. Segno
in corteggiamento del punto senza toccarlo
mai, sempre esitante
smarrito nella selva o nell’oceano.

 Così adesso non sono più bambina
ed ho smesso di chiedere perché.

 Il punto interrogativo si è messo a ridere
trasformandosi in geroglifico umano. Ecco. Tutti uguali
a testa in giù, soldati nella trincea
dei pipistrelli. Avete, abbiamo
scritto la storia, sempre la stessa
lavagna di buoni e cattivi
per un fritto misto a imbandire
una mensa di chissà chi, chissà perché
chissà dove quando come forse.


 Domenica Luise

Rielaborazione grafica di Domenica Luise

IL GIORNO





Invano
mi affanno
a trattenere
i sogni della notte
Di loro non si cura
il giorno
che riappare
prepotente di luce

Ha labbra rosso clown
guance rosate
occhi truccati
freschi di mascara
che mi guardano fisso

ed io
accecata
tendo le braccia
e l'assecondo.

- Giovanna Giordani -

SIAMO GLOBALIZZATI


Messi a ferro e fuoco
grandi e lunghi terminali petroliferi
le sette sorelle
ma si può dire la mamma 
di tutte quelle sorelle
aumenta subito, il giorno dopo
il prezzo di quel prezioso barile
e noi, mondo civile
ci troviamo sempre più nella cacca
dei loro milioni di dollari
indegnamente guadagnati
ma continuiamo a camminare
in quella melma che gli stessi
nostri governi ci preparano
e ci imbandiscono quotidianamente
nella nostra tavola

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

FRA JEAN THIERRY EBOGO



Ho conosciuto personalmente Jean Thierry Ebogo, E conosco i suoi "genitori" italiani, ovvero  gli amici che si sono presi cura di lui e della sua mamma Therese. Sono coloro che hanno realizzato questo video, che appaiono nelle foto con lui, in una delle quali sono presente anch'io. Ma questi sono dettagli. La cosa importante è che è in corso la causa di beatificazione di questo coraggioso ragazzo.
Così scrive Luigi Vigna: "Grazie care amiche ed amici per il vostro aiuto e sostegno per farci proseguire, proprio in questo momento che ormai la tanto sospirata firma di Mons Angelo Scola, Cardinale di Milano, per poter iniziare a Roma la Causa , sta per essere impressa".
Mi rendo conto che questo inserimento esula un poco dalla configurazione di questo blog, che tratta di arte. Ma mi è stato chiesto di divulgare il più possibile la storia di Jean Therry, ed io sono  estremamente felice di aderire a questa meravigliosa iniziativa. Il video è per ora stato realizzato in due lingue, quella italiana e quella spagnola, prossimamente lo avremo anche in lingua francese.
 Qui sopra, la versione in lingua spagnola, la cui voce guida appartiene alla mia amica venezuelana, psicologa, Nelly Irene Zita Garcia.
Buona visione e buon ascolto
Danila Oppio

mercoledì 30 gennaio 2013

SI STANNO ARRENDENDO

Gustav Klimt - L'albero della vita


L'Universo sta diventando
simile ad un grande albero
dalle cime irraggiungibili
dai rami rinsecchiti
da umana e civile inciviltà

A questi rami, popoli di ogni colore e razza
stanno cercando di aggrapparsi
librati nell'aria
per non cadere tra fiamme
di fame e di sete e di malattie

Ne parlano tutti, ne scrivono tutti,
giornali e tv e inviati speciali
ma il magma maligno non s'arresta
lui lascia passare qualche goccia di acqua
qualche milligrammo di aspirina
ma la marea umana e malata non si ferma

Onda dopo onda, con vento e senza vento
quella marea s'ingrossa
e guarda a quel grande albero
dalle cime irraggiungibili
e prega e spera in quel Dio
al quale hanno ceduto la loro esistenza in terra

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

MEMORIA


nella trama del tempo
l'immaginazione rompe il passato
e la passione viene travolta
dalla pienezza del ricordo
che
felice del suo gioco
circola libero   
-  quale esigenza di spazio -
nelle vie tortuose del cuore.
anche l'amore ha i suoi difetti
ma il rischio è l'oblio.
amore
- maledetta parola -
in edizione numerata
non è da prendere sul serio.
bisogna berlo goccia a goccia
fino alla fine
e riciclare la bottiglia vuota

(da “I sospiri del Tempo)
Giovanni De Simone
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martedì 29 gennaio 2013

LEGGENDO GIORNALI


Terre lontane

Autobomba fa strage di civili innocenti
Kamikaze si fa esplodere in una moschea
Aerei Nato attaccano, distruggono, annientano
radono al suolo interi villaggi
I soliti morti innocenti
i soliti bambini che rimarranno sempre bambini
però ammazzati e dimenticati

Forse hanno colpito una base di Talebani...
Forse!
Quante morti inutili!

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

IL MURO DA ABBATTERE


(ma che è sempre in costruzione)

Bambini ammazzati, sfregiati e violati

Pedofili, uomini e donne, liberi
nel salotto-computer,che fanno affari

Bambini venduti, prima scrutati e osservati
nel virtuale e poi nella realtà
Dopo, classificati
e messi a disposizione degli orchi
che hanno il coraggio di celebrare la loro festa

E tutto questo in faccia al mondo
a quella parte di mondo che non riesce
a soffocarne le gesta
tanto, tutto è accettato, oggi
compresa la così detta privacy
che dovrebbe essere cancellata
anzi demolita,proprio come il muro di Berlino!

Ci dicono i soloni che la pedofilia
è una malattia, anche perversa
che non si può curare 
perché  è ignota, maligna, subdola
antica e moderna
Ma i bambini di tutto questo
non sanno niente

Loro sanno di giochi, di bambole, di trenini
anche di play-station, uno due e tre
Ma non sanno, ma non conoscono
le brutture di quegli oscuri sentieri
dove degenerazione animalesca
s'annida e prolifera
per il piacere, ormai, di tanti e di tante

Quell'urlo è stato vano
quell'urlo è stato soffocato
e la colpa e solo, soltanto e unicamente nostra

Babbo e mamma
nonno e nonna
zio e zia
fratelli e sorelle
cugini, amici e compagni di scuola
aprite gli occhi, sturatevi le orecchie
URLATE!

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime



lunedì 28 gennaio 2013

L'ALBA DELLE TIGRI BIANCHE


                                                             
L’alba della vita, gonfia di ingannevoli fiori, si era levata dolcemente
e tigri di plastica bianca si rincorrevano nelle valli della luna,
nascevano in silenzio il bene ed il male, la coscienza e l’incoscienza,
la musica e il canto, il respiro del tempo, i fiumi  ed  il mare.

E dal mare arrivavano onde di neve rossa e cavallette aristocratiche,
regine di picche e fanti decorati, vermi solitari e capre bianco latte,
era un mondo di incredibili forme e di ani-umani straripanti di denti,
un groviglio di pesci-gatto e squali-lupo dai capelli d’argento.

E il vento ululava impaurito e trasportava cicogne disperate,
Pilato si lavava le mani in un fiume di ovuli fecondati di fango,
la mente di un demone covava nel nido del peccato originale,
tutto era pullulato di grembi sofferenti in una dimensione cerebrale.

Ed era un carnevale di clown fosforescenti che incoraggiavano i dementi,
e tutti erano persi e tutti erano pronti a rinnegare i cloni abbandonati,
in una giravolta di bimbi torturati  dagli occhi blu-celeste-verde-rospo,
in una danza triste di spose  copulanti  amanti dell’eros di Natale.

Era il mondo che nasceva e che moriva, era un vibrare assurdo di anime infelici,
era un pensiero strano che apparteneva a un bosco senza luce e senza ombra,
era la primavera dell’inverno, era l’ultima foglia di un albero di mele avvelenate,
era l’amore immenso, l’amore che amava anche la morte, l’amore che soffriva.

Era il bacio di una madre dolce, il bacio malato di un angelo alle stelle,
il bacio che sognano i ragazzi quando il cuore si esalta delirante,
il bacio di un amante che soffre inutilmente le pene dell’inferno,
il bacio che scoppia nelle labbra, il bacio lancinante di Giuda traditore.

Era il mondo che nasceva e che moriva, la follia della creazione che rideva,
il confine del proibito e del superfluo, il patetico ritorno delle rondini,
l’A.I.D.S. sterile,  gli scienziati matti,  il sesso di Hitler santo,  il gamete gay,
il vagito di un arto,  il fantasma di Mengele annidato in sala parto.

Era il mondo che non esisteva, la visione distorta perenne degli occhi.

Mi consola soltanto il dolcissimo viso di mia figlia che dorme.

Antonio Rossi







E NON MI DIRE


e non mi dire
che la bellezza
che la ricchezza
che la felicità
che l'amore
e tutto quello che ti pare
sono i pilastri 
della vita

quei pilastri mancano
e sono andati mancando

io, lì
mi sono fermato
alla di loro base
aggrappato
al freddo cemento
che ormai puzza
di stantio
di oblio
di lontananza

solo il cielo mi pare pulito
e vicino

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

HO VISTO



Ho visto
passeggiando
o correndo a cento all'ora
cani sbranati
dalle gomme

gatti appiattiti
sbranati
dalle stesse gomme

consumati
nel cimitero stradale

putridi
in bella vista

fino alla polvere
divenuta aria

e gli uomini
la respirano

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

domenica 27 gennaio 2013

MEMORIA


Pioggia di piombo
ad oscurare il cielo
buio nel silenzio di morte
mani tese a chiedere aiuto

fili di seta i sogni di ieri
filo spinato negli sguardi atterriti
campi di sterminio
e la luce che manca
la morte che spegne
la speranza

la memoria resta
che strazia


Maristella Angeli
(Da “il mondo sottosopra”
Rupe Mutevole Edizioni)

Canto Ebraico (prefazione al Brundibar di Hans Krasa) - i bambini del ca...



Ricordando...

Brundibar - spettacolo (canti)



Ricordando la Shoah! e quell'orrore che non dovrà ripetersi mai più in nessun luogo e per nessuno!

BRUNDIBAR - O DELL'OLOCAUSTO

Ingresso del campo di concentramento di Teresinstadt


Nel 1941 a Praga il compositore Hans Krasa scrive l'operetta per bambini  “Brundibar”, per un concorso organizzato dal Ministero della Cultura e dell'Educazione della Cecoslovacchia; lo stesso anno Krasa viene arrestato e internato a Terezin. Sappiamo come quel campo, esaltato in un filmato voluto dal Ministero della Propaganda nazista dal titolo “Il Fuehrer dona una città agli Ebrei” come campo “modello” in cui gli ebrei sarebbero stati protetti dall'odio che li circondava ((bugia che fu serenamente  inghiottita da tutte le istituzioni, Croce Rossa compresa, in un sopralluogo che fecero il 23 giugno del '44 ) era in realtà l'anticamera dei campi di sterminio.
Costretti a mimare una vita “normale”, gli ebrei di Terezin cercano nella cultura e nell'arte e non nella sopraffazione per una sopravvivenza a tutti i costi, la forza di esistere, dando una lezione di civiltà al mondo.
“Brundibar” racconta  la storia – metaforica – di due bimbi che sconfiggono un prepotente. E il ritmo ternario del valzer di Brundibar (“lento cantabile” in partitura) diventò l'inno dei prigionieri di Terezin, la colonna sonora di una residua speranza di libertà.
L'operetta di Krasa, con la sua ingenua “moralitè” viene messa in scena a Terezin nel settembre del '43 e  replicata 55 volte. C'era già stata la ritirata di Russia e lo sbarco in Sicilia, l'impero di Brundibar scricchiolava ma la sua ferocia era intatta. Nei mesi successivi quasi tutti gli interpreti e il compositore vengono “trasferiti” e uccisi.
Nell'operetta i bambini alzano gli occhi verso un aeroplano che vola e sognano di volarsene via. Ma quell'aeroplano sorvola troppo tardi il campo di Terezin.


IL GHETTO DI TEREZIN

Terezin è una città della Cecoslovacchia che servì da ghetto fra il 1941 e il 1945, per circa 140.000 ebrei deportati dai nazisti dall'Europa Centrale ed Orientale.
A Terezin, su un'area che aveva contenuto in precedenza 6-7000 abitanti, fu stipata, per ondate successive, una popolazione che raggiunse, nel 1942, 87.093 persone. I piani nazisti prevedevano un duplice scopo:
·     trasferire gradatamente gli abitanti del ghetto ai campi di sterminio;
·     nascondere al mondo libero il fatto che la comunità ebraica europea fosse in procinto di essere sterminata, esibendo in maniera  propagandistica Terezin come un “insediamento modello”.
 Quando, nell'ottobre del 1943, il governo danese chiese conto degli ebrei catturati a Copenhagen, le autorità naziste concessero una visita del Campo ai rappresentanti della Croce Rossa Internazionale, ma la visita poté avere luogo solo
nella primavera dell'anno successivo, ai tedeschi serviva tempo per effettuare una eccezionale operazione di abbellimento del campo..
La Croce Rossa Internazionale e due membri del governo danese visitarono il Campo il 23 giugno 1944  per circa tre ore durante le quali la messa in scena del Campo modello, sapientemente orchestrata, funzionò alla perfezione.

LA MUSICA A TEREZIN

Musicisti professionisti e semplici dilettanti sfidarono l'iniziale proibizione di svolgere qualsiasi iniziativa artistica pur di organizzare un'attività musicale all'interno del ghetto.
Si ha notizia di almeno due formazioni quartettistiche che iniziarono la loro attività clandestinamente perché sprovvisti di musica stampata. Questi musicisti copiavano a mano o ricostruivano a memoria gli spartiti, su carta di pessima qualità e rischiando la vita.
Significativo fu l'allestimento dell'operetta per bambini, intitolata “Brundibar”, composta e strumentata da Hans Krasa e questa fu l'unica opera lirica che poté essere rappresentata in forma teatrale, con scene e costumi.
L'operetta venne replicata 55 volte e il livello dello spettacolo era tanto elevato che Berlino mandò a Terezin un troupe cinematografica per girare un documentario di propaganda. In quella occasione, “Brundibar”, venne rappresentata in un teatro vero e proprio. Finite le riprese tutti i membri delel'orchestra, i collaboratori, i bambini che vi avevano partecipato, furono deportati ad Auschwitz.

I BAMBINI DI TEREZIN

Fra i prigionieri del ghetto di Terezin ci furono all'incirca 15.000 bambini, compresi i neonati, in prevalenza figli degli ebrei cechi deportati a Terezin insieme ai genitori. La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 nelle camere a gas di Auschwitz.
Nelle case operarono educatori e insegnanti prigionieri che riuscirono, nonostante le infinite difficoltà e nel quadro di limitate possibilità, a organizzare per i bambini una vita giornaliera e perfino l'insegnamento clandestino.
Sotto la guida degli educatori, i bambini frequentavano le lezioni e partecipavano a molte iniziative culturali preparate dai detenuti e non furono solo ascoltatori, molti di essi divennero attivi partecipanti a questi avvenimenti, fondando circoli di recitazione e di canto e facendo teatro.
E quei bambini di Terezin scrivevano soprattutto poesie..
NOTA:
“Brundibar” è l'unica opera musicale per bambini del compositore ceco Hans Krasa su libretto di Adolf  Hoffmeister originariamente rappresentata dai bambini del Campo di concentramento di Theresienstadt.

 Questa piccola storia, nell'immensità della tragedia mai dimenticata dell'Olocausto, è stata prodotta e musicata dal Circolo LABORINTUS, di Sassari, e dal Coro voci bianche della Polifonica Santa Cecilia ed una  Ensemble di musicisti che con i loro strumenti ne hanno “enfatizzato” la tragicità.
La voce recitante dell'attrice Maria Antonietta Azzu ha creato la giusta atmosfera, silenzio e suspense, dovuto.
Venerdì 25 gennaio, al Teatro Smeraldo di Sassari, erano presenti più di 450 bambini, il nostro futuro, per continuare a ricordare, sempre.

Gavino Puggioni






sabato 26 gennaio 2013

TRANSUMANZE

Transumanza
Ondate di odio
di vendette estreme
come tempeste stellari
sopra cristalli trasparenti
dove nessuno si rispecchia

Secolo ventunesimo

Genocidio di corpi
e di anime
la paura, il silenzio, l'orrore
il mondo
privo di coraggio

pieno di ipocrisie
celebrate
da quelle mille religioni
che fanno
transumanze d'amore

che non arrivano mai

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

venerdì 25 gennaio 2013

AD UNA DONNA

a tutte le donne

George Frederic Watts, La speranza
Come sarai
nel tempo a venire
tu, donna
madre e moglie
amante
degli uomini terracquei
che ti hanno governato
e incatenato?

La speranza

Sarai di carne rosata
delicata e e leggera
come aura di corolle primaverili
librata ed aerea
prepotente di beltà
libera d'amare

L'opulenza

Le tue braccia
il tuo seno
il tuo corpo
sapranno di flaccidezza
per l'abbondanza
per l'inutile gozzoviglio
dei tempi
o saranno trasparenti
per la fame, per la sete
per le malattie
che già oggi
si stanno annunciando?

Il mondo si sta svuotando di energie
e si lamentano gli alberi
e le acque e gli uomini-animali
il fuoco non lascerà segni
ci saranno sopravvissuti glaciali
e dopo
ci sarà ancora una donna
e il mondo rivivrà

Gavino Puggioni
Da Le nuvole non hanno lacrime

DELIRIO


Anna Magnani: Mamma Roma

Sembra
La pelle
Scorticata. Ossa spezzate
Come sottili rami
Di salice piangente

Dolore.
 Come
 Midollo putrescente
Cola sulle pareti
Nude dell’anima

Solitudine
 Belva
Affamata
Che dilania la mente
Con inaudita ferocia

E si spalanca
L’orrenda porta
Del niente

Danila Oppio
Inedita





NEL GIARDINO DEGLI ANGELI SCALZI



Nel giardino degli angeli scalzi  nascevano albe di luna
e poeti dal viso di cervo recidevano fiori di latta;
manichini di carta sciupata si  scioglievano in arnie pulite
e ragazze dal petto spugnoso calpestavano grasse pernici.

Era il tempo del falco gemello assetato di sabbia,
era un sogno maestoso dove Dio interrogava le stelle,
le più belle cadevano dentro i cespugli di rovi,
le più dolci cadevano dentro le rose di maggio.

Era un tempo selvaggio assillato da capre lanose,
vezzeggiato da spose vestite di pianto,
ammaliato dal canto pietoso del vento,
era un tempo assetato di acqua di mare.

Nel giardino degli angeli scalzi nascevano labbra carnose
circoncise da Ebrei scampati al campo di Auschwitz;
luminose farfalle ornavano cani ariani
e aquile prive di artigli baciavano gialli conigli.

Era il tempo dei gigli anneriti dai treni,
era il tempo dei figli sinceri dell’onda di neve,
i più belli cadevano dentro le bocche dei lupi,
i più dolci cadevano dentro le torte di miele.

Era un tempo di mele bacate da vermi turchesi,
assillato dagli anni, dai giorni e dai mesi,
invaghito di candide oche dal collo di sale,
era un tempo di anime sole e di vili parole.

Era il tempo di amare, sorridere, urlare,
di cercare la prole nel tuorlo del sole,
di capire il fraseggio delle allodole viola,
di scovare il paese della bianca fortuna.

Nel giardino degli angeli scalzi nascevano albe di luna. 

Antonio Rossi



DELLA TUA VOCE


Mi dimentico della tua voce
quando il mio pianto cancella la tua voce,
e ancora
oltre il tramonto di te non son piu' ombra
quando il sole annebbia nella sua luce i miei ricordi.
Mi dimentico di noi,
e non piu' di te,
che sei orma nella verde terra
e voce di gente di me amica,
ora solo io rimango...

Annamaria Gatti
"poesieinsmalto"

giovedì 24 gennaio 2013

MUTA RICHIESTA


(Poesia in note)

Solitudine di torbidi cieli
Fasciati di vento
Mischi luci e ombre
Dove
Lacerata da morsi di colpa
Minuti dopo minuti
Sillabe incandescenti
Si aggrappano
Lasciando appannata la pena
Domine
Rendi trasparente la croce
La notte imperatrice bussa
Solitaria e cupa

Giovanni De Simone

PER QUEST'ACQUA DOLCE



Canto quando mi bagna dolce l’acqua del fiume azzurro della vita,
canto per tutti gli usignoli della notte che bevono rugiada variopinta
e canto e canto per i baci del cielo che sfiorano le labbra degli angeli incantati,
canto sempre alla fonte della vita, per i fiumi, per il mare, per i laghi e i biancospini.

Canto quando l’acqua ti bagna tenero giglio di luna che dormi come un bimbo,
canto quando ti chini sotto il peso di una piccola farfalla che ti vuole accarezzare,
canto per i mandorli imbiancati dalla neve, per il corbezzolo d’oro, per l’asfodelo biondo,
canto sempre e sempre ritorno ad ascoltare l’antica melodia delle cicale innamorate.

E canto per le fate e le libellule che danzano nelle incantevoli albe senza nubi,
canto per le stelle che piangono, per il sogno di un pescatore di rondini di mare,
canto per il mare, sempre canto per quest’acqua chiara che mi ristora il viso,
che mi pulisce l’anima, che inonda le valli stupende dove vivono le regine del sole.

E canto per il sole che non prosciughi l’acqua, che non distrugga le fonti dell’amore,
canto per l’amore e canto per sempre, per questi fiori di corallo che mi abbagliano,
per le sirene-argento che guizzano festanti fra le onde e la sabbia, fra la vita e la morte,
per le  anatre verdi  che si levano in volo e raggiungono le immense primavere.

Canto per le lucciole spente, per le cicogne-ìndaco che sfidano le pecore,
per i giardini aridi di cloni senza cuore, per i narcisi neri periti fra le volpi,
per i violini sordi, per le violente mani che picchiano il destino,
e canto sempre canto fino all’ultimo sogno, fino all’ultima aurora.

Canto per le colombe e le allodole, per i pesci-venere, per il cielo che li accoglie,
per le aquile che si son perse nelle lunghe distese di arcobaleni attorcigliati di gioia,
canto per la noia dei pescatori di arpe ammutolite, canto e se canto piango,
piango e per sempre piango, ma sono lacrime per altre fonti, per altri fiumi.

Per altri mari che invocano acqua limpida, per altri fiori, per altra vita.

 Antonio Rossi