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Questo blog è di Danila Oppio, colei che l'ha creato, e se ne è sempre presa cura, in qualità di webmaster.

venerdì 25 novembre 2016

PIOVE (per la giornata della violenza sulle donne) di Danila Oppio

dipinto dell'artista bielorusso Leonid Afremov

PIOVE (Ciao ciao bambina) Di Domenico Modugno
Mille violini suonati dal vento
Tutti i colori dell'arcobaleno
Vanno a fermare una pioggia d'argento
Ma piove, piove sul nostro amor

Ciao, ciao, bambina, un bacio ancora
E poi per sempre ti perderò
Come una fiaba, l'amore passa:
C'era una volta poi non c'è più

Cos'è che trema sul tuo visino
È pioggia o pianto dimmi cos'è
Vorrei trovare parole nuove
Ma piove, piove sul nostro amor

Ciao, bambina!
Ti voglio bene da morire!
Ciao! Ciao!

Ciao, ciao, bambina, non ti voltare
Non posso dirti rimani ancor
Vorrei trovare parole nuove
Ma piove, piove sul nostro amor.

Dipinto dell'artista Bruno Oscar Munari
Il testo della canzone si adegua al tempo piovoso di questi giorni, che conduce a qualche considerazione.  In questo testo c’è una contraddizione. L’amore passa, poi non c’è più. E allora perché lei piange? E’ lui che la lascia, o lei che non ne vuole più sapere di lui?
E allora perché lui le grida: TI voglio bene da morire?
La risposta potrebbe essere: lui non può più continuare una relazione con lei, perché qualcosa glielo impedisce. Una moglie gelosa? Una promessa già fatta a un’altra? L’impossibilità pratica di continuare un rapporto a distanza? Ha messo incinta una donna ed è costretto a sposarla? Oh, le supposizioni sono molteplici!
Oggi è la giornata della violenza sulle donne. Si pensa immediatamente a quella fisica, ma c’è una violenza più subdola, invisibile, perché non lascia traccia sulla pelle, bensì dentro l’anima.
Quegli uomini che non sanno accogliere l’amore sincero di una donna, che fingono di amarla fintanto che fa loro comodo, e poi la allontanano (o se ne vanno) come se lei fosse stata un oggetto usa e getta, roba da rottamare, lo sanno cosa fanno e cosa perdono? Che importa loro se lei soffre, se il suo cuore è una spugna intrisa di dolore?
Mi chiedo: se hanno la fortuna di essere amati, profondamente amati, perché rinunciano a un dono tanto prezioso? Lasciare il certo per l’incerto, abbandonare il pieno per il vuoto, non è forse una scelta poco oculata?
La violenza sulle donne è anche una certa forma di crudeltà mentale, come calpestare i loro sentimenti, abbandonandole e andarsene poi fischiettando allegramente.
Non so, sono solo considerazioni dovute a un cielo che piange da giorni. 
Danila Oppio




giovedì 24 novembre 2016

Testimonials d'eccezione per i libri di Anna Montella

QUEL CORTEGGIATORE DI Danila Oppio



La strada era lunga, e lei non ne intravedeva la fine.
Quel che era sicuro, e ne aveva l’assoluta certezza, rappresentava quelle porte blindate, che sprangavano a ogni istante alle sue spalle. Non le era possibile tornare indietro.
Non intravedeva neppure vicoli o scappatoie. Doveva camminare sempre avanti.
All’inizio il suo passo era spedito, poi il lungo percorso l’aveva sfiancata, le gambe non reggevano la fatica, e il respiro si faceva più corto.
Per quanto tempo ancora doveva camminare, e per giungere dove?
Le sovvenne che un modo c’era, per ripercorrere la strada a ritroso: i ricordi. Tornava col pensiero alla sua infanzia, ed ecco che ridiventava bambina. Alla sua gioventù collegava l’amore, il matrimonio, i figli. E così via, fino a ritornare al presente…e allora il passo, almeno per un poco, diventava più leggero. E continuava a proseguire, come poteva, in compagnia con tutti quelli che la precedevano, la affiancavano e la seguivano. 
Si era accorta che, da qualche tempo, un tizio le stava alle spalle, la seguiva a ridosso, aveva un accento tedesco. Qualcuno le suggerì anche il nome, a tratti lo scordava, in ogni caso, non riusciva a pronunciarlo in modo corretto.
Poi quel tipo si pose al suo fianco, con fare subdolo cominciò a corteggiarla, insinuando le affilate grifagne dita tra i suoi capelli, come se volesse afferrarle i pensieri.
Era un infido filibustiere, in attesa del momento opportuno per sfilarle qualcosa che le apparteneva. Un ladro in guanti gialli, senza dubbio. 
Non era, però, oro o denaro, quel che mirava a scipparle, bensì qualcosa di ben più prezioso… la strada di ritorno, i ricordi cui lei teneva tanto…
Quella carezza sui suoi capelli sbiancati dalla canizie, falsa come il bacio di Giuda, poco a poco le portò via la memoria, i ricordi, passati e presenti…
-       Qual è il nome di quel tedesco che mi corteggia tanto insistentemente? – chiese la nonnina al nipote che la sosteneva durante la passeggiata mattutina.
-       Alzheimer, nonna – le rispose - ma non ti preoccupare, ti starò accanto, anche se presto mi chiederai “chi sei?”.


Danila Oppio

L'APPRODO - rivista online











E' uscito il secondo numero della RIVISTA L'APPRODO, Direttore: Ivana Vaccaroni - Coordinazione editoriale: Rina Brundu.
Si tratta di una rivista letteraria molto ben curata. la potrete sfogliare in versione online, semplicemente entrando nel sito ROSEBUD  a questo link diretto 

Tra gli interessanti racconti e poesie inseriti nella rivista, c'è anche la mia poesia PENSAVO DORMISSI, a pag. 6 e il racconto PRESAGIO DI GUERRA di Tommaso Mondelli, a pag. 15.
A prescindere dai due pezzi segnalati qui sopra,  ogni articolo è una gioiello letterario, da leggere assolutamente!

Ci complimentiamo con Ivana Vaccaroni e Rina Brundu per aver creato questa rivista letteraria e per aver scelto con cura le opere ivi pubblicate. Con gli auguri per questa nuova iniziativa, ringraziamo di cuore.

Danila Oppio E Tommaso Mondelli

domenica 20 novembre 2016

Anna OXA - Un'Emozione da Poco




(I. Fossati - Guglielminetti) 

C'è una ragione che cresce in me 
e l'incoscienza svanisce e come un viaggio nella notte finisce 
dimmi, dimmi, dimmi che senso ha 
dare amore a un uomo senza pietà 
uno che non si è mai sentito finito 
che non ha mai perduto, mai per me, per me una canzone 
mai una povera illusione un pensiero banale qualcosa che rimane 
invece per me, più che normale 
che un'emozione da poco mi faccia stare male
una parola detta piano basta già ed io non vedo più la realtà 
non vedo più a che punto sta 
la netta differenza fra il più cieco amore 
e la più stupida pazienza no, io non vedo più la realtà 
nè quanta tenerezza ti da la mia incoerenza 
pensare che vivresti benissimo anche senza. 
C'è una ragione che cresce in me e una paura che nasce 
l'imponderabile confonde la mente 
finché non si sente e poi, per me più che normale 
che un'emozione da poco mi faccia stare male
una parola detta piano basta già 
ed io non vedo più la realtà non vedo più a che punto sta 
la netta differenza fra il più cieco amore 
e la più stupida pazienza no, io non vedo più la realtà 
né quanta tenerezza ti da la mia incoerenza 
pensare che vivresti benissimo anche senza


martedì 15 novembre 2016

INSALATA ASSASSINA di Danila Oppio


Dedicata a tutte le donne fatte oggetto di violenza, sevizie, assassini, in particolare modo da parte di compagni uxoricidi

INSALATA ASSASSINA


Hai condito il suo dolore
d’olio frammisto ad odio,

con sue lacrime salate.

Hai rigirato quell’insalata
con forchette e coltelli
pungenti e taglienti.

Il suo cuore fatto a pezzi
L’anima frantumata
Vomitando su lei veleno.

Te la sei mangiata
cannibale antropofago.
Ora che resta di lei?

Ossa per licaoni e iene,
cibo per vermi e formiche,
concime per buon humus.

Ma tu... sei rimasto solo.

Danila Oppio
Inedita

LA MIA SUPERLUNA di Luisa Bolleri


 La mia Superluna

Stasera con la coda dell'occhio ho visto la luna sbirciare tra i vuoti del mandorlato (abito in un fienile di campagna), mentre vagabondavo su facebook. Ero sola nella stanza del sottotetto e mi sono ricordata che stasera ci sarebbe stata la luna più grande degli ultimi tempi, la Superluna, come la chiamano in gergo televisivo. Già, perché parlare di "luna piena al perigeo" avrebbe avuto l'imperdonabile difetto di insegnare qualcosa e in tv questo è severamente proibito. Anzi, narra la leggenda che ci sia una speciale postilla apposta in ciascun contratto che la RAI (ma anche Mediaset e compagnia bella) redige per i suoi conversatori e i suoi parolai un tanto al secondo. Sapere troppo, si sa, è un male. Prima o poi potrebbe ritorcersi contro il potere costituito, l'autorità non va mai disturbata né messa in discussione. 

La prossima luna piena al perigeo avrà luogo nel 2034 e, se sarò ancora viva, avrò 74 anni. Magari me ne andrò in giro col bastone o sarà perduta in fondo a un letto senza coscienza. Oppure avrò già cominciato la mia seconda vita e vagherò su tacchi a spillo di vernice nella notte, tenendo al guinzaglio una mandria di cani feroci (rigorosamente neri). Sedici anni! Un bell'appuntamento con me stessa, mi dico, mentre afferro il mio smartphone per scattare qualche foto senza pretese, a immortalare l'evento. Il risultato ottenuto insinuandomi nei buchi tra i mattoni faccia-vista è pessimo. La luna è piena e luminosa, ma appare il solito pallino sfocato di sempre o poco più. 

Ma come fanno i bravoni sui social? Semplice: usano macchine fotografiche vere, usano lo zoom. Allora sì che puoi vedere bene i crateri, le valli e l'espressione incazzosa della luna. Puoi accorgerti se ha mangiato troppa cioccolata dal nuovo cratere spuntato appena ieri... Ma io non mi do per vinta tanto facilmente. 

Esco di casa armata del solito telefonino Samsung modello Accontentati che è meglio, con aria ardimentosa. Già, perché fuori fischia un feroce vento di tramontana sicuramente di provenienza siberiana, che in un solo giorno è riuscito ad asciugare il giardino dalla pioggia battente di sabato scorso e ad accartocciare come le mani di Grimilde tutte le foglie cadute. I miei capelli già spettinati vengono sbatacchiati di qua e di là, senza troppi riguardi. Mi muovo intorno alla casa assumendo un'aria guardinga e aguzzando l'occhio artistico. Intanto il gelo penetra a folate dentro la mia vestaglia di pile stile "vecchio cinese a Prato". Finalmente individuo un'inquadratura che potrebbe essere interessante tra due grossi rami dell'acero americano, mi avvicino calpestando l'erba soffice, ma la luna è più dispettosa del solito e si nasconde dietro i rametti spogli della lagerstroemia, che senza fiori sembra una scopa capovolta. Non se ne fa di niente. Scatto a casaccio, accendo la torcia per vedere meglio dove metto i piedi, cammino nell'erba, premo di nuovo l'icona "foto" e inserisco l'impostazione "notte", provo ancora. Una ciofeca. Improvvisamente il mio corpo inserisce la modalità tremito convulso e tra le raffiche dell'era glaciale mi appaiono immagini di me stessa già stecchita come un baccalà e conservata nel reparto cambusa di una nave rompighiaccio. Zigzagando mi rifugio nella tana, come un leprotto inseguito da un'aquila che lotta per la vita. 
Mia madre si chiedeva perché fossi uscita e mi guarda interdetta. Io rabbrividisco, batto i denti e mi lamento platealmente per il freddo polare. Lei mi guarda a punto interrogativo.
"C'è la luna" le dico io. 
"Ah, sì" fa lei.

Luisa Bolleri

Luisa Bolleri con Dacia Maraini che da poco ha festeggiato 80 anni (13 novembre 1936)